Una delle personalità portanti di largo delle botteghe è Cufaniello. Cufaniello oscilla tra il droga-consumatore occasionale (se non altro per mancanza di fondi) e talvolta droga-locatario ancor di più occasionale (se non altro per mancanza di materia prima). Volendo farne una breve descrizione, ciò che salta subito all'occhio è la straordinaria somiglianza con King Kong dei film "Mary per sempre" e "Ragazzi fuori". Aggiungeteci una sigaretta perenne in bocca ed un cappellino ed avete ottenuto Cufaniello. Proprio la sigaretta è la mia croce quando lo incontro. Come dicevo, Cufaniello ne ha sempre una accesa in bocca, ma nessuno a memoria d'uomo, nè di elefante, l'ha mai visto comprare un pacchetto. E veniamo a me; quando di sera torno a casa a tabaccai chiusi, spesso mi fermo a comprare le chesterfield ad un distributore poco fuori dal largo. Strada buia, deserta, e puntualmente, dopo aver inserito le monete ed aver digitato l'1 e il 7, appare Cufaniello stile non-morto che mi fa "hghghg... sigaretta... hghghg...". E pigliati la sigaretta, nemmeno posso farti fesso dicendo che non le ho, mi hai visto comprarle. Ciò che mi disturba non è tanto dargli la sigaretta, ma la sua capacità di apparire dal nulla. Più volte prima di comprarle mi sono guardato intorno per assicurarmi che non ci fosse, una volta per scrupolo ho pure fatto il giro della piazza con la macchina guardando attentamente in ogni anfratto, senza rilevarne la minima traccia. Eppure è sempre lì, dopo aver schiacciato l'1 e il 7. A questo punto ho elaborato alcune teorie:
1) Cufaniello mi spia dalla telecamera di sicurezza del distributore.
2) Cufaniello mi segue
3) Cufaniello si trova lì per caso
4) Cufaniello arriva in paracadute
5) Cufaniello in realtà non esiste, ma è la mia coscienza che cerca di non farmi fumare facendomi sprecare una sigaretta a pacchetto, che in realtà anziché darla a lui butto per terra.
Ma suddette teorie sono in seguito state smontate una ciascuna, sempre da me medesimo:
1) Se così fosse, c'è uno scarto di tempo troppo breve da quando mi vede a quando giunge
2) Come dicevo sopra, più volte mi sono guardato attentamente intorno, senza scorgere nessuno che mi segue
3) Non diciamo cazzate, per caso un corno
4) Cufaniello so per certo che non ha seguito un corso di paracadutismo
5) Non ho una coscienza
Insomma, in attesa di nuove teorie possibilmente corroborate, mi consolo pensando che Cufaniello c'è, come vada vada so che Cufaniello è lì.
Cufaniello vive.
lunedì 6 febbraio 2012
mercoledì 1 febbraio 2012
Sho-ryu-Ken
Due strade che formano una "L", anzi, in realtà una e mezzo, perché l'altra metà fa parte di un altro quartiere, e se la percorri tutti ti trovi sul territorio di un altro comune. Tutto ciò in una sessantina di metri di strada. Una chiesa e due bar. Una volta c'era anche una macelleria, ma poi è arrivata la mucca pazza e ha chiuso. Ci riprovarono con una polleria, e puntuale arrivò l'aviaria. Per fortuna nessuno pensò ad un ristorante cinese. Da piccolo mi era severamente vietato entrare in uno dei bar, causa presenza di personaggi poco affidabili quali droga-consumatori, droga-venditori, droga-noleggiatori, droga-locatari, droga-usufruttuari, alcolizzati, ragazze madri, bambine nonne, esponenti di confindustria e via dicendo. Ma, oltre a loro, c'era anche Street Fighters II Champion Edition, che era figo perché potevi scegliere anche Bison o far combattere Zangief contro Zangief, mentre col World Warrior, l'unica versione alla quale avessi giocato, tutto questo non lo potevi fare. Tra l'altro ci avevo giocato soltanto sull'amiga, e lì il gioco era una vera chiavica, basti pensare che il più forte era Dhalsim e ho detto tutto. Insomma, il cabinato nel bar era tutto un altro mondo. Mondo di cui volevo far parte. Così, un pomeriggio, approfittando di una passeggiata dei miei fuori quartiere, contravvenni alle regole ed entrai. Inutile dire che fui sgamato. Ora, dal bar a casa mia sono si e no venti metri. Ma percorrerli con mio padre che me le dava ad ogni passo mi fecero sembrare quel tragitto come la Salerno-Reggio Calabria, benché all'epoca ancora non la conoscessi: lungo, a scorrimento lento e pieno di insidie. Cercai di evadere dalla realtà pensando di trovarmi nel videogioco, ma le mille mani di Honda erano solletico al confronto di quegli scappellotti. Sono tornato in quel bar dopo otto anni per comprare le sigarette, benché l'abbia sempre avuto sotto casa.
Succedeva a largo delle botteghe.
Succedeva a largo delle botteghe.
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